Due ceppi recisi diventano corpi; elevandosi in un vorticoso abbraccio si trasformano in figure umane avvinghiate e scandalose.
La visione dell’insieme e vibrante, sembra muoversi in un passo di danza sensuale e voluttuosa. Radici e vene roteano in una spirale ascendente. Muschi e fogliami lussureggianti riempiono la scena unendo, come definitivo collante, queste vite tronche, rigenerate da una forza interiore. La spinta dei corpi è la volontà di risollevarsi dalle radici fino all’ultima foglia più alta, volatile, eterea, quasi invisibile. E’ un viaggio dalla terra al cielo, un passaggio verticale dalle viscere terrene, cavernose e infernali all’aria più limpida, pura e paradisiaca.
La forza della natura e la forza dell’amore.
E’ un tributo circolare, ciclico come stagioni e sentimenti….più semplicemente vita.
La maschera femminile che si intravede al centro della scena è forse l’unico elemento statico; lo sguardo fuori campo di questo volto irrigidisce l’altrimenti fluttuante pulsare di colori e forme. Tale contraddizione è inquisitoria ma questo abbraccio va oltre, è un’unione “carnalvegetale”.
